LA CONSULTA DI INTERACTION

DA SOLI NON SI VA DA NESSUNA PARTE

In questi giorni in cui si comincia a ragionare sulla riapertura delle scuole, su come dovranno essere riorganizzati gli spazi scolastici, gli orari delle lezioni, la vicinanza e la distanza della didattica, un pensiero ricorre nella mente: il famoso patto educativo con il territorio, ovvero un patto sociale per l’educazione.
La Consulta Educativa Intergenerazionale di Comunità, nata nell’ambito del progetto InterAction, sostenuto dall’Impresa Sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa, e coordinato da People Help the People, vede impegnati tutti i partner, ciascuno nel proprio ambito di intervento, a proporre soluzioni per non lasciare indietro nessuno, per raggiungere i più deboli e per contenere le disuguaglianze sociali.
“Abbiamo messo in campo professionalità, strutture, mezzi e motivazione a supporto del mondo della scuola, soprattutto in questo momento, senza alcuna pretesa di sostituirci all’Istituzione, ma con l’umiltà di potere supportare il ruolo educativo che la stessa ha istituzionalmente” – dice Giuseppe Labita, coordinatore del progetto – “perché le scuole, così come le organizzazioni che operano nel sociale, sono costituite da persone e tra le persone si costruiscono relazioni e insieme si generano soluzioni”.
Il Terzo Settore, in questo momento paga uno scotto pesante: la chiusura dei centri aggregativi, la sospensione delle attività in presenza ha interrotto bruscamente relazioni con quella fascia di popolazione che solitamente è relegata ai margini della società per mancanza di opportunità.
“I momenti di crisi – continua Labita – sono proprio quelli che attivano la creatività dando alla luce soluzioni nuove, integrate e che rispondono a bisogni reali che cercano risposte immediate per evitare di cadere nel baratro dell’esclusione sociale”. La Consulta di InterAction riparte dall’individuo per trovare una nuova collocazione nello spazio sociale dell’educazione non formale. Un’educazione che allarga i confini degli spazi istituzionali, dove scuola e università entrano nelle case, nei centri aggregativi, negli spazi aperti, nel web. Una “nuova” educazione che ha bisogno di essere ripensata: spazi da adattare a nuove esigenze di distanza fisica e dove la tecnologia diventa opportunità, non più come solo strumento di comunicazione, ma come diritto di accesso all’informazione, per tutti! “Ripartire da noi, da quello che possiamo fare” è il mantra degli attori del progetto per ripensare anche il ruolo del Terzo Settore. Davanti a una crisi del genere si è compreso che in questo momento abbiamo bisogno gli uni degli altri e dobbiamo avere la forza di tenere vivo quel patto morale che permetta di abbattere le barriere e raggiungere soprattutto i soggetti più a rischio.
“Stiamo assistendo ad un cospicuo allontanamento dalla scuola di quei soggetti che già in condizioni di normalità tendevano a lasciar perdere e, nel contempo, assistiamo a casi di avvicinamento, proprio dello stesso target di ragazzi, che forse nella scuola riconosce quello spazio di identità sociale che in ambito familiare e territoriale non gli viene riconosciuto. Dobbiamo restare uniti e affrontare insieme le difficoltà di questo momento, con la responsabilità civile di non lasciare da solo nessuno e con l’umiltà di apprendere gli uni dagli altri, perché solo così possiamo arginare il dilagante fenomeno della povertà educativa”.
Oggi più che mai!

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